Comirnaty — water for injections

Dose zero: Water for injections

Ho parlato con la destra e la sinistra, nessuna delle due parti mi ha convinto. Non credo mi inietteranno metalli pesanti per controllare il mio sangue da remoto e neppure che il vaccino salverà il mondo o mi impedirà di prendere un virus.

Abbiamo decisamente perso le sorgenti sacre e affidabili dell’informazione. I riferimenti. I padri di cui fidarci. Baricco l’aveva detto nei sui Barbari, molti anni fa. Ora tutto è liquido, tutto è vero e falso allo stesso istante. Siamo nell’era dell’informazione quantistica. Il gatto è vivo ma è anche morto. Così come la verità.

“L’idea che capire e sapere significhino entrare in profondità in ciò che studiamo, fino a raggiungerne l’essenza, è una bella idea che sta morendo: la sostituisce l’istintiva convinzione che l’essenza delle cose non sia un punto ma una traiettoria, non sia nascosta in in profondità ma dispersa in superficie, non dimori dentro le cose, ma si snodi fuori di esse. […] Superficie al posto di profondità, viaggi al posto di immersioni, gioco al posto di sofferenza.” Alessandro Baricco, 2006. I barbari. Saggio sulla mutazione. Fandango.

Non giudico. Se viviamo in questo tempo c’è un motivo. E non dobbiamo scappare o nasconderci. Abbiamo un senso qui e ora. Credo sia inutile e faticosissimo opporsi all’inevitabile. Ossia all’era delle pandemie e del controllo. Preferisco prendere la tessera del Partito, rimanendo vigile, attento e il più possibile indipendente dagli estremi, che di solito si toccano, e in fondo vogliono la medesima cosa. Questo mi consentirà, perlomeno, di avere ancora una vita sociale e un lavoro. Due cose non banali, per me. Questa non fu la scelta di mio padre, che si oppose al Partito, facendo la Resistenza. Ma io non sono lui.

“Ma in realtà bisognerebbe provare a comprendere la Pandemia come creatura mitica. Molto più complessa di una semplice emergenza sanitaria, essa sembra essere piuttosto una costruzione collettiva in cui diversi saperi e svariate ignoranza hanno lavorato nell’apparente condivisione di un unico scopo” Alessandro Baricco. Quel che stavamo cercando, Feltrinelli, 2021

In tutta questa entropia ho pensato di buttarla non sul ridere ma sull’arte. Ho scoperto che il vaccino Pfizer ha un nome bellissimo: comirnaty. La lista degli eccipienti è ancora meglio:

((4-hydroxybutyl)azanediyl)bis(hexane-6,1-diyl)bis(2-hexyldecanoate)
2-[(polyethylene glycol)-2000]-N,N-ditetradecylacetamide
1,2-Distearoyl-sn-glycero-3-phosphocholine
Cholesterol; Potassium chloride; Potassium dihydrogen phosphate
Sodium chloride; Disodium phosphate dihydrate; Sucrose
Water for injections

Dunque perché non farne un’opera d’arte crittografica? Il titolo del lavoro già esiste e lo trovo stupendo:

“Comirnaty — water for injections”

(mi ricorda un po’ music for airports di Brian Eno). L’opera è una collaborazione tra me, Domenico Barra (glitch art) e Ilaria Boffa (sonopoetry). Gli eccipienti verranno trasformati usando la glitch art (l’arte dell’errore a fine estetico). Il tutto verrà recitato come se fosse un sonetto di Leopardi. Il senso? Sappiamo esattamente ciò che ci verrò iniettato (comirnaty), ma non conosciamo quale effetto glitch avrà sul nostro personalissimo sistema immunitario (c̶o̶m̵i̶r̷n̶a̴t̴y̵). Confidiamo nelle poesia, eterna, come la blockchain.

Comirnaty — water for injections

Prima dose: L’uomo del tempo

Mi sveglio presto, medito, prendo le cure omeopatiche e parto alla volta dell’Ente Fiera per la mia prima dose. Penso che già odio quel posto, ci vado solo per il Barbiere. Andare a farci il vaccino a Ferragosto, poi… In ogni caso, arrivo, e tutto mi sembra bellissimo. Un grande aeroporto. Tutti pronti per partire, a prendere il volo. Qualcuno mi ha detto che al Cipriani di Venezia a colazione esiste l’uomo del piccione: il suo unico ruolo è mandar via i piccioni dai tavoli dei fortunati clienti. Qui esiste l’uomo del tempo: il suo unico ruolo è chiamare la fasce orarie: 8:15–8:20, 8:20–8:25, … Tutto funziona come un orologio, appunto.

Primo contatto significativo: il medico che valuta la scheda anamnestica (dovrebbe essere un momento importante). Capisco in breve che è uno messo qui ma non potrebbe stare in molte altre parti. Per Dio, mi è simpatico. Ma non ne sa molto più di me. Mi dice che il vaccino è efficace dopo 3 settimane dalla seconda dose (Pfizer dice dopo due settimane dalle prima) e non sa dopo quanto tempo si possa fare la seconda dose ma mi congeda dicendo “negozi la data, negozi la data!”. Mi consiglia, date le mie patologie, di aspettare mezz’ora e non un quarto d’ora. Chiedo perché. Mi dice di non preoccuparmi.

Secondo contatto significativo: l’accettazione per il vaccino. Chiedo di avere la seconda dose dopo tre settimane (il minor tempo possibile) perché devo insegnare, pena messa a riposo senza stipendio. Mi dice che non è possibile perché tra tre settimane fanno il salone del mobile e hanno spostato tutte le vaccinazioni in avanti di una settimana. Penso a che direbbe Figliuolo, il Generale. Negozio quattro settimane.

Terzo contatto significativo: l’operatrice sanitaria che mi inietta Comirnaty. Si, proprio Comirnaty mi è capitato. Mi verrebbe da raccontare che sto facendo un’opera di arte crittografica sull’argomento e che… Me ne sto zitto. L’infermiera inietta l’acqua per le iniezioni e un po’ di mRNA. Spero il messaggero trovi la strada. Mi rilascia un certificato e afferma che ora posso andare a mangiare al ristorante al chiuso mostrando questo pezzo di carta. Le dico che il green pass lo danno dopo 14 giorni dalla prima dose. Rimane perplessa.

Alla fine di questi tre incontri ravvicinati capisco a fondo il concetto di post-verità (Baricco ci aveva provato a spiegarmela ma l’esperienza è altra cosa). Non importa che la cosa sia reale, l’importante è che la gente ci creda. Là dentro, all’Ente Fiera, c’era ben poco di reale. Forse un po’ di scienza, in imbarazzo. Ma la cosa importante è un’altra: TUTTI CI CREDEVANO. Se ci credi, diventa vero. E’ questo che crea il Mito della Pandemia. E per un attimo son contento di farne parte. Mi sento protetto, in questo Mito. Basta Resistenze.

Mi siedo per aspettare la mia mezz’ora. Capisco subito che mi hanno buttato dentro qualcosa di potente. E che il mio sistema immunitario letargico si sta risvegliando. Non sento più dolore, fastidio. A dir poco, sto da Dio (lo disse anche Kevin Spacey prima di ricevere un proiettile in testa nel finale di un film bellissimo). Mi alzo di scatto al minuto 27, infilo le cuffie. Sento che ho bisogno di camminare. L’addetta cerca di fermarmi ma le dico che devo andare. Prendo l’ippovia e cammino senza fermarmi per 3 ore. Non sento fatica, sete, fame, fiato corto, neppure in salita. Ho una gran voglia di vivere, di mangiare, di volare, di viaggiare, di scopare. Sono, letteralmente, drogato (non mi sono mai drogato ma immagino che la sensazione sia questa). Forse a breve arriverà il crollo. Ma c’è sempre una seconda dose. E poi una terza! Comirnaty, water for injections!

Mi ricordo che qualcuno mi ha detto che la prova che ti iniettano un chip per controllarti è quella di appoggiare una moneta sul braccio e osservare che rimane incollata, vincendo la forza di gravità. Prendo un euro e lo faccio. Non si muove! D’istinto cerco il modo per staccare la rete dal device, poi realizzo che sono IO ora il device. Speriamo che sappiano guidare, dall’altra parte!

Seconda dose: Rachael

Questa volta, sono a Gemona, per la seconda dose di Comirnaty. Mi hanno anticipato l’iniezione, dopo aver letto le mie parole entusiaste sulla prima.

Entro e capisco che qui è tutto diverso. Non più brutti ceffi vicini alla pensione che non potrebbero stare da altre parti, ma giovani ragazze gentili e ammiccanti. Il tutto scorre liscio e piacevole, come la panna sulla meringa. Il culmine arriva quando intravvedo lei, l’infermiera della postazione numero 6. Ci guardiamo a distanza. Penso: che bella che sei. E’ in posa stupenda e attente i primi clienti. Percepisco qualcosa di strano nel suo sguardo, qualcosa di non umano. Mi passa per la mente Alan Turing, ma non capisco subito cosa c’entri. Mi sembra di averla già conosciuta in altri spazi e altri tempi.

Arriva il mio turno. Guarda caso, finisco alla postazione numero sei.

- come sta?
- un po’ emozionato
- è normale
- come ti chiami?
- Rachael
- [qualcosa comincia a tornarmi alla memoria] sei molto bella
- ☺️
- ☺️
- finisco alle 3…

Sto per dire qualcosa ma arrivano due della protezione civile. Li riconosco, erano anche a Udine. Mi scortano senza mezze misure nella sala d’aspetto.

- non si muova per mezz’ora…
- ma mi avevano detto 15 minuti…
- lei è il paziente epsilon. Il numero 31. L’ultimo.
- e che vuol dire?
- lo scoprirà…

Mi metto le cuffie. Metto a caso un pezzo da Spotify. Esce Immunity di Jon Hopkins. Penso che forse i novax avevano ragione. Mi stanno già controllando, a distanza. E controllano anche i miei device. Io sono semplicemente uno di quelli. Diventeremo degli zombie e loro, i sopravvissuti umani, ci uccideranno conficcando antenne 5G nel nostro cuore.

Ho una brutta sensazione. Prendo le mie 5 dosi di Thuya come consigliato da Zhora, l’omeopata. Penso che forse questo li terrà lontani per qualche istante. Mi alzo, provo ad andarmene. Mi giro per l’ultima volta verso la postazione numero 6. Rachael mi guarda e sussurra quasi imprecandomi: “Alle 3, ti prego. Portami via.”

Non faccio a tempo a rispondere che mi viene addosso un camice bianco. Lo riconosco. Era il medico della prima dose, a Udine. Ma sembra invecchiato di altri 10 anni. Mi guarda, e con una voce non sua mi dice: “Peccato però che lei non vivrà! Sempre che questo sia vivere…”

Rifletto su quel lei. Io o Rachael? Poi finalmente realizzo tutto! Sento che il Thuya sta perdendo il suo effetto ma ho ancora un’ultima mossa. Guardo l’infinito e urlo: “Questo è il director cut! Voglio l’altro finale!”

Terza dose: NFT

Per non farmi mancare nulla, dopo averne fatta una in pianura (Udine), una in montagna (Gemona), la terza la farò al mare (Trieste). Questa volta arrivo preparato, conosco a memoria la procedura. Addirittura dormo la notte prima. Il Molo IV è proprio dove le proteste dei portuali no green pass erano iniziate, curiosa coincidenza. Ora, pochi mesi dopo, vaccinano a manetta!

Ritrovo alcune costanti, che oramai non credo siano casuali. Ragazze bellissime e sorridenti ad accoglierti e ad inoculare. Totale pressappochismo al triage. Effetto booster dopo l’iniezione.

- Ha qualche allergia?
- Si, l’ho scritto, al polline…
- Ah, vero. Come è andata le prime due volta?
- Tutto bene.
- Ha avuto dolore al braccio?
- Neanche quello… Ma la monetina rimaneva attaccata…
- Ah, quello è normale. Inseriamo un NFT sotto pelle.
- …
- Ah, mi scusi. Vada pure.

La giovane dottoressa Indiana che mi inocula Comirnaty è forse la parte migliore. Cerco di concentrami sui suoi occhi neri. Mi domando cosa ci fa a Trieste e se è felice. Tutto scorre in un attimo, esattamente 15 secondi. Mi guarda, sta per parlare, spero mi dica una cosa carina, e invece sussurra ‘Minted on blockchain, per l’eternità…’

Passo i miei canonici 15 minuti di attesa, nessuno mi ha detto di aspettarne 30 in quanto asmatico. Infilo le cuffie, lascio scegliere a Spotify la canzone da mettere (l’ultima volta aveva pescato Immunity!). Questa volta sputa Dopo, poesia di Erri De Luca, cantata da Vasco Brondi (e poi dicono che la tecnologia non ha un’anima!)

Non quelli dentro il bunker
Non quelli con le scorte alimentari, nessuno di città
Si salveranno indios, balti, masai
Beduini protetti dal vento, mongoli su cavalli
E poi uno di Napoli nascosto nel Vesuvio
E un ebreo avvolto in uno sciame di parole
Per tradizione illesi dentro fornaci ardenti
Si salveranno più donne che uomini
Più pesci che mammiferi
Sparirà il rock and roll, resteranno le preghiere
Scomparirà il denaro, torneranno le conchiglie
L’umanità sarà poca, meticcia, zingara
E andrà a piedi, avrà per bottino la vita
La più grande ricchezza da trasmettere ai figli

Esco. Questa volta ho un’arma in più: il mare! Cammino fino al Bagno della Lanterna, o ‘Pedocin’ come lo chiamano qui. Non pago, salgo a San Giusto, sul colle che domina Trieste. Naturalmente, la fatica è sconosciuta. Entro in chiesa, accendo un cero, per ‘il nostro amore’ penso.

Il resto non ha nulla degno di nota, a parte il fatto che, ogni esattamente 15 secondi, sento lo scoccare di un orologio interno ed etereo. Ethereum.

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